Fare la “Nave”.


Costruire gioielli, questo è il mio mestiere.

Perché si costruisce un oggetto piuttosto di un’altro è un percorso; un percorso creativo diverso per ognuno di noi e per ogni oggetto.

Questo ciondolo si chiama “Una nave” ti mostrerò come nasce.

DA UNA POESIA!

Non volendo esagerare queste parole messe in fila vorrebbero essere un divertimento in rima, una sciocchezza che però condensa i miei ricordi di navi nere che arrivavano in porto ormeggiavano e che ripartivano, in compagnia di nonno.

Una nave.

Una nave navigava come niente

da uno all’altro continente.

Attraversava mari colline montagne

solcava anche le ricche campagne;

non c’era porto per contenerla

non c’era modo di fermarla.

Tutti scappavano a gamba levata

appena la nave veniva avvistata

pochi istanti ancora 

e l’alta e maiuscola prora

era lì a tagliare il terreno

a tutto questo bisognava mettere un freno.

Così imbarcarono un comandante

che doveva averne già viste tante

ed una volta salito in alto

dove il vento soffiava molto

girò la chiave del grande motore

all’improvviso finì ogni altro rumore;

la rotta terrestre del leviatano

incise ancora un campo di grano,

infine esaurita ogni altra risorsa

navigò in cielo verso le stelle dell’Orsa.

C’è anche il disegno. Chissà se il disegno è fatto sulla poesia o la poesia è ispirata dal disegno…

Chi viene prima, l’uovo o la gallina?! Il disegno o la poesia?

Poi però ci vuole un disegno esecutivo… Almeno un bozzetto. Non è detto sia il disegno finale preciso, preciso; ma disegnare serve ad approfondire, a verificare tutte le varianti, le possibilità.

Costa poco.

Carta e penna e si può riflettere con calma sulle infiniti spostamenti, dimensioni, trattamenti, lavorare su profondità e cromatismi.

Finalmente con l’archivio delle immagini a disposizione (probabilmente molte altre rimarranno nella penna) decidere ciò che sarà l’oggetto finito. Disegnare si può riempire pagine intere, fare e cancellare per rifare… (io non cancello mai preferisco ridisegnare).

Non c’è solo ciò che si vede ma la CURA si deve mettere anche a ciò che non si vede forse si intuisce. Le cose che stanno dietro ma sono importanti quanto la facciata principale.

Per dare leggerezza, trasparenza in un oggetto che all’apparenza sembra massiccio e pesante io traforo la parte posteriore facendo coincidere i fori ed anche no. Questa è la qualità dell’oggetto che non solo è una storia a parte e te la racconterò in una delle puntate successive ma deve mantenere lo stesso livello qualitativo che ho in mente dall’inizio. Fronte e retro devono essere utili uno all’altro ed hanno la stessa importanza.

Alla fine questo è il retro del ciondolo. Qui c’è già un’infinità di “segni” che si possono usare ma ne esistono una infinità a disposizione nella penna e ti garantisco anche già sulla carta. Tutti traforati a mano? Certo faccio l’orafo e l’artigiano muove le mani per fare questo e anche di meglio.


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